Romantico naufragio nel sublime
Il naufragio contemporaneo non ha nulla di epico. Oggi
si è fatto deriva, condizione di vita, ricerca
perenne e inquieta di mancati approdi. Per capire lo
stato di spaesamento che oggi viviamo nella navigazione
a vista di rotte incerte, è necessario fare un
viaggio nell’esperienza romantica dall’idea di
naufragio.
Il bellissimo libro di Esperanza Guillén Naufragi.
Immagini romantiche della disperazione (Bollati
Boringhieri, pagine 95, 13 euro) è un viaggio
affascinante tra arte e letteratura nelle suggestioni
sublimi del naufragio, questo profondo sentimento che
pone gli esseri umani davanti alle questioni
fondamentali dell’esistenza.
Sullo sfondo delle tante navi in tempesta, distrutte e
arenate, dipinte dai più grandi pittori
ottocenteschi(Friedrich, F.E. Church, Turner,
Géricault, John Martin e Delacroix) l’autrice
conduce il lettore in un dedalo oscuro di sensazioni
svelando tutti gli enigmi che il mito del naufragio ha
trasmesso alla nostra epoca.
La Guillén esplora il fascino grandioso e
tremendo del naufragio che affonda le sue radici
nell’ideologia romantica, nella commistione tra la
kantiana estetica del sublime e le suggestioni bibliche
dell’Apocalisse e della Genesi. Accanto all’iconografia
dei pittori ottocenteschi, l’autrice compie anche un
viaggio letterario curiosando tra le pagine di Novalis,
Poe, Melville e Hugo.
L’idea di sgomento al cospetto dell’immensità
è l’emozione forte che scaturisce dalle
rappresentazioni del naufragio. Davanti alla categoria
del sublime si apre l’orizzonte della conoscenza che si
realizza nel viaggio che conduce alla deriva. <<Il
viaggio, -scrive Esperanza Guillén - per il suo
stesso dinamismo, è connesso al desiderio e
all’inquietudine di cambiare lo stato delle cose. Il
naufragio, dunque, presuppone il finale tragico della
traversata esistenziale e delle aspirazioni
umane>>.
Siamo dentro il pensiero intimo dei romantici che
indagano il mondo delle tenebre e della notte, associate
all’ignoto, all’inafferrabile, e perciò
all’inconscio, di cui l’arte cerca di sviscerare le
potenzialità.
Il naufragio durante la tempesta è l’intuizione
poetica dei romantici. È la rappresentazione
dell’irrappresentabile, giacché l’oggetto
dell’arte non è il visibile, bensì proprio
ciò che non si vede.
Si viaggia inconsapevoli verso il naufragio per dare
voce a un dramma spirituale di intensa fatalità.
L’invisibile è il mistero che spinge il pensatore
romantico a sfidare le avversità del
cosmo.<<Il sublime, sviluppato plasticamente con
maggiore intensità dai pittori del Romanticismo,
mette l’uomo di fronte all’orrore, a un segno in cui le
certezze quotidiane sembrano stravolte e alla certezza
che esiste una dimensione cosmica, un infinito naturale
di cui, in qualche modo, egli è
partecipe>>.
Anche se oggi il naufragio ha perso il suo senso epico,
i romantici che indagano il regno delle tenebre, ci
dicono che esso resta l’unico esito di navigazione con
il quale siamo costretti a fare i conti. Siamo ancora
naviganti di fronte all’impotenza assoluta. Il nostro
tempo ci mette di fronte alla differenza fondamentale
fra il tragico e il drammatico.
Siamo sulla zattera alla deriva, viaggiamo su un ideale
mare di ghiaccio ammaliati dal sentimento inquieto
dell’infinito romantico che si manifesta attraverso la
creazione e la distruzione contemporanea dell’opera del
mondo.
Esperanza Guillén ripropone filosoficamente, nel
suo bellissimo libro, immagini romantiche della
disperazione che si conficcano nella mente, che
attraggono e terrorizzano.
Davanti alla loro suggestiva bellezza ci ritroviamo noi,
uomini di oggi, con la stessa profonda inquietudine che
suscita domande e enigmi, incapaci di accedere alla
conoscenza del mistero, ma spinti verso una deriva da
una sfida con l’inafferrabile, che sappiamo di perdere
in partenza.
<< Possiamo - scrive ancora l’autrice - che il
Romanticismo, proprio come le onde, si protenda in
avanti ben oltre il suo tempo naturale, anche se magari
Jung aveva ragione: forse è vero che esistono le
immagini primordiali, e forse proprio per questo, ancora
oggi, di fronte ai naufragi che occupano gran parte
della riflessione filosofica, della letteratura,
dell’arte del Settecento e dell’Ottocento, qualcosa si
commuove in qualche luogo della memoria
dell’umanità, che è anche la nostra
>>.
Tra ragione e sentimento, l’impulso verso l’abisso
insondabile dei Romantici è l’archetipo dell’uomo
contemporaneo, che non perde l’occasione per portare al
naufragio se stesso.
Nicola Vacca
(articolo pubblicato su Linea quotidiano)







