martedì, 21 luglio 2009

 

                                                

 

                       Romantico naufragio nel sublime

Il naufragio contemporaneo non ha nulla di epico. Oggi si è fatto deriva, condizione di vita, ricerca perenne e inquieta di mancati approdi. Per capire lo stato di spaesamento che oggi viviamo nella navigazione a vista di rotte incerte, è necessario fare un viaggio nell’esperienza romantica dall’idea di naufragio.
Il bellissimo libro di Esperanza Guillén Naufragi. Immagini romantiche della disperazione (Bollati Boringhieri, pagine 95, 13 euro) è un viaggio affascinante tra arte e letteratura nelle suggestioni sublimi del naufragio, questo profondo sentimento che pone gli esseri umani davanti alle questioni fondamentali dell’esistenza.
Sullo sfondo delle tante navi in tempesta, distrutte e arenate, dipinte dai più grandi pittori ottocenteschi(Friedrich, F.E. Church, Turner, Géricault, John Martin e Delacroix) l’autrice conduce il lettore in un dedalo oscuro di sensazioni svelando tutti gli enigmi che il mito del naufragio ha trasmesso alla nostra epoca.
La Guillén esplora il fascino grandioso e tremendo del naufragio che affonda le sue radici nell’ideologia romantica, nella commistione tra la kantiana estetica del sublime e le suggestioni bibliche dell’Apocalisse e della Genesi. Accanto all’iconografia dei pittori ottocenteschi, l’autrice compie anche un viaggio letterario curiosando tra le pagine di Novalis, Poe, Melville e Hugo.
L’idea di sgomento al cospetto dell’immensità è l’emozione forte che scaturisce dalle rappresentazioni del naufragio. Davanti alla categoria del sublime si apre l’orizzonte della conoscenza che si realizza nel viaggio che conduce alla deriva. <<Il viaggio, -scrive Esperanza Guillén - per il suo stesso dinamismo, è connesso al desiderio e all’inquietudine di cambiare lo stato delle cose. Il naufragio, dunque, presuppone il finale tragico della traversata esistenziale e delle aspirazioni umane>>.
Siamo dentro il pensiero intimo dei romantici che indagano il mondo delle tenebre e della notte, associate all’ignoto, all’inafferrabile, e perciò all’inconscio, di cui l’arte cerca di sviscerare le potenzialità.
Il naufragio durante la tempesta è l’intuizione poetica dei romantici. È la rappresentazione dell’irrappresentabile, giacché l’oggetto dell’arte non è il visibile, bensì proprio ciò che non si vede.
Si viaggia inconsapevoli verso il naufragio per dare voce a un dramma spirituale di intensa fatalità. L’invisibile è il mistero che spinge il pensatore romantico a sfidare le avversità del cosmo.<<Il sublime, sviluppato plasticamente con maggiore intensità dai pittori del Romanticismo, mette l’uomo di fronte all’orrore, a un segno in cui le certezze quotidiane sembrano stravolte e alla certezza che esiste una dimensione cosmica, un infinito naturale di cui, in qualche modo, egli è partecipe>>.
Anche se oggi il naufragio ha perso il suo senso epico, i romantici che indagano il regno delle tenebre, ci dicono che esso resta l’unico esito di navigazione con il quale siamo costretti a fare i conti. Siamo ancora naviganti di fronte all’impotenza assoluta. Il nostro tempo ci mette di fronte alla differenza fondamentale fra il tragico e il drammatico.
Siamo sulla zattera alla deriva, viaggiamo su un ideale mare di ghiaccio ammaliati dal sentimento inquieto dell’infinito romantico che si manifesta attraverso la creazione e la distruzione contemporanea dell’opera del mondo.
Esperanza Guillén ripropone filosoficamente, nel suo bellissimo libro, immagini romantiche della disperazione che si conficcano nella mente, che attraggono e terrorizzano.
Davanti alla loro suggestiva bellezza ci ritroviamo noi, uomini di oggi, con la stessa profonda inquietudine che suscita domande e enigmi, incapaci di accedere alla conoscenza del mistero, ma spinti verso una deriva da una sfida con l’inafferrabile, che sappiamo di perdere in partenza.
<< Possiamo - scrive ancora l’autrice - che il Romanticismo, proprio come le onde, si protenda in avanti ben oltre il suo tempo naturale, anche se magari Jung aveva ragione: forse è vero che esistono le immagini primordiali, e forse proprio per questo, ancora oggi, di fronte ai naufragi che occupano gran parte della riflessione filosofica, della letteratura, dell’arte del Settecento e dell’Ottocento, qualcosa si commuove in qualche luogo della memoria dell’umanità, che è anche la nostra >>.
Tra ragione e sentimento, l’impulso verso l’abisso insondabile dei Romantici è l’archetipo dell’uomo contemporaneo, che non perde l’occasione per portare al naufragio se stesso.
Nicola Vacca

(articolo pubblicato su Linea quotidiano)

postato da: nicolavacca alle ore 12:06 | Permalink | commenti
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