Il
morbo di Gutenberg
"Nel
1456 Gutenberg, stampando la Bibbia delle quarantadue linee, fa
esplodere una vera e propria epidemia, che si è propagata e ha
moltiplicato i suoi nefasti effetti nel corso dei secoli, trasferendo i
suoi germi da libro a libro, dal libro all'uomo, da uomo a uomo,
trasmettendosi per contagio, per infezione, per via ereditaria e anche
per semplice contatto psicologico, infilandosi perfino nel computer, e
da questo su tutte le reti di comunicazione: si tratta del morbo di
Gutenberg.
I tre stadi di gravità di questa malattia sono: la bibliofilia,
la bibliomania e la bibliofollia.
[…]
Il morbo di Gutenberg ha tutte le nefaste caratteristiche che una
malattia può avere. È innanzitutto contagiosa e infettiva
[...]; per trasmetterla non è necessario il contatto fisico tra
persone, propagata com'è da una complessa polverizzazione
batteriologica ambientale e culturale, diffusa da virus insidiosi che
non è possibile isolare e debellare. Non c'è un vaccino
efficace, esistono solo palliativi e rimedi assai blandi. Si può
prendere per contatto psicologico, o con l'uso improprio dei sensi
attraverso la vista, l'udito, il tatto, e, nei casi più
inguaribili, anche l'olfatto.
È peraltro agevole e veloce, a volte fulminante, il passaggio da
forme lievi a forme gravi e croniche: passaggio insidioso e automatico
paragonabile al passaggio dalle droghe leggere a quelle pesanti con
l'innesco di inquietanti forme di intossicazione, o, peggio, di
assuefazione".
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(M. Giancaspro, da Il morbo di Gutenberg, ed. L'Ancora del Mediterraneo, 2003)